Cynthia Penna al Lucas Museum of Narrative Art di LA
Aggiornamento: 4 ore fa
LOS ANGELES. Per la rubrica "Arte dagli USA" Cynthia Penna guida i lettori di ARTSTART nel nuovo Lucas Museum of Narrative Art di George Lucas nella metropoli californiana.

di Cynthia Penna
Art curator, Art director ART1307
Napoli - Los Angeles
Il Lucas Museum of Narrative Art di Los Angeles aprirà al pubblico il 22 settembre ma le visite per curatori e artisti sono già iniziate.
Il regista George Lucas ha collezionato nella sua vita migliaia di opere d'arte ed anche oggetti adoperati nei suoi indimenticabili film come Guerre Stellari e Indiana Jones e adesso all'età di 82 anni ha sentito la necessità di condividere con il pubblico questo enorme, poliedrico patrimonio.
Questo museo si può raccontare per ora solo a "volo d'uccello" perché comporta approfondimenti che, data la vastità dell'esposizione, richiederanno molteplici, ulteriori visite.
La struttura architettonica dello studio MAD ricalca uno dei mondi descritti nei suoi film di fantascienza ma nel contempo la sinuosità delle linee accoglie, avvolge e accompagna in una specie di universo onirico che sembra perfetto per il contenuto che si palesa innanzi al visitatore all'interno del museo. Quindi un esterno che si accompagna ad un interno senza spigoli e senza angoli dove il bambino/visitatore è immerso nel gioco e in quel sogno che è stato sempre il punto di partenza e di arrivo di tutta la produzione cinematografica di Lucas.
La parte prettamente museale è strutturata per argomenti senza suddivisione per epoche storiche e per avvicendamenti temporali: quindi un'opera pittorica di fine '800 si trova accanto ad altra opera del 2020. Ciò, forse, a voler sottolineare che la creatività della mente umana non ha confini spazio/temporali, ma procede piuttosto per argomentazioni, per categorie del sapere e per modalità di sperimentazione.
Ad ogni sala o gruppo di sale corrisponde un argomento: la Storia nazionale degli Stati Uniti, la vita civile, i Manga, e poi le "macchine spaziali" usate durante le riprese cinematografiche e tanti altri oggetti di scena.

Quindi un museo che si sostanzia in un viaggio della fantasia ma anche in un viaggio attraverso la storia degli Stati Uniti, le religioni, i miti e le culture del mondo. Il Lucas Museum ci appare come il sogno di un visionario che vuole raccontare storie. Ricalca una personalità che è riuscita nella sua vita a coinvolgere l'immaginario collettivo e l'emotività individuale in dei racconti di fantasia che hanno attirato le masse e gli individui toccando il mondo onirico e la creatività individuale.
In tutte le opere esposte e alla base di esse vi è il racconto, la narrazione: quella capacità dell'essere umano di creare con la fantasia storie che ricalcano la realtà o che ne ipotizzano una ancora non accaduta. Una creazione attraverso la quale siamo riusciti a crescere, ad avanzare nel sapere e nella sperimentazione perché senza le "storie" apprese in via orale, poi in via scritta e poi attraverso il mezzo tecnologico, l'evoluzione umana non si sarebbe attuata. Il racconto unisce il passato e la sua memoria con il presente e ci proietta nel mondo visionario del futuro mescolando il Tempo, stravolgendolo e unificandolo. Il racconto, la narrazione ha in sé quella capacità unica di coinvolgere gli individui nel regno dell'immaginario e fare sì che questi si sentano al contempo protagonisti di quelle storie e identificati in esse.
Passeggiare in queste sale è come passeggiare tra centinaia di sceneggiature di film scegliendo poi una propria sceneggiatura da inventare e creare con la propria fantasia.
Un museo psicologico in questo senso, ma anche un museo immersivo e partecipativo dove lo spettatore viene invitato irrimediabilmente a creare la propria storia dando il proprio significato alle opere in esposizione.
Come si legge nella presentazione del museo esso è il primo museo pubblico interamente dedicato alla tradizione universale del racconto attraverso tutti i mezzi, le epoche e le culture.
Forse più che un museo è un'esperienza da vivere.
Le immagini dell'esterno del Museo pubblicate insieme al testo sono state gentilmente fornite da Cynthia Penna.




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