La bellezza unisce le persone - Intervista a Davide Rampello

MILANO. A causa della pandemia moltissimi eventi artistici e culturali sono stati cancellati oppure rinviati, con pesanti ricadute a livello economico e occupazionale ed effetti assai negativi anche a livello sociale. Esposizioni internazionali, saloni, fiere, biennali e gli altri "grandi eventi" sono ora di nuovo in calendario tra incertezze e difficoltà, ma anche con speranza nel futuro e una profonda voglia di ripartire.

Per affrontare queste e altre tematiche Vittorio Schieroni ha intervistato di persona Davide Rampello, direttore artistico a livello internazionale, che è stato suo docente all'Università IULM di Milano. Noto volto televisivo, dal 2003 al 2011 presidente della Triennale di Milano, Davide Rampello ha curato importanti eventi e manifestazioni nel mondo, dalle mostre nel padiglione italiano presso Expo 2010 Shanghai China al Padiglione Zero a Expo Milano 2015. Fondatore di Rampello & Partners, studio creativo di progettualità a livello di concept ed eventi culturali, è Direttore Artistico del Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai, manifestazione che si terrà dal prossimo ottobre a marzo 2022.

L'intervista si rivela essere anche un importante documento per anticipare ai lettori di ARTSTART ciò che sarà il Padiglione Italia all’Expo di Dubai, mettendo in luce le idee, i temi e la natura dell'allestimento che sono stati scelti per rappresentare all'estero il nostro Paese.



Intervista di Vittorio Schieroni

Direttore ARTSTART


Vittorio Schieroni: Professore, lei ha curato e diretto numerosi eventi internazionali che hanno coinvolto ed emozionato grandi masse di persone. Qual è l'aspetto fondamentale nell'ideazione e nella pianificazione di queste manifestazioni?


Davide Rampello: Dipende molto dal tipo di manifestazione, ma gli eventi che coinvolgono grandi masse di pubblico, come le Esposizioni Universali o il Salone del Mobile, abbisognano di installazioni, di narrazioni, perché l'installazione deve essere un racconto con un andamento assolutamente fluido. L'obiettivo è quello di emozionare, il racconto deve emozionare la persona; uso questa parola facendo riferimento proprio al suo etimo, perché emozione viene da "emovere", ossia "muovere dentro", "scuotere". L'obiettivo è quello di togliere a una persona la staticità nel suo stato d'animo, la ripetitività del luogo comune. L'emozione scuote l'animo e lo muove in modo tale che sia più ricettivo rispetto al messaggio che gli stiamo dando: quando una persona si emoziona i sensi si allargano e il corpo, la mente, l'anima, lo spirito percepiscono le cose in modo molto più acceso, più vivo. Questo evidentemente va a influire poi sull'immaginario della gente, sulla memoria. L'obiettivo di una vera installazione è quello di essere memorabile: l'installazione, se vogliamo, è l'evoluzione effimera del monumento. Il monumento stava a segnare e a creare la memoria, a ricordare qualcosa, e così anche le installazioni effimere hanno una funzione di narrazione, di entrare nell'immaginario della gente.


Che ricadute hanno i grandi eventi internazionali, in particolar modo a livello sociale e culturale, e cosa implica il loro annullamento o rinvio per un lungo periodo, proprio come è accaduto con questa pandemia?


Anche qui il distinguo sta nella natura del grande evento. Il Salone del Mobile di Milano, per esempio, è uno dei più importanti eventi culturali del nostro Paese, perché all'interno di questa settimana sono racchiusi i grandi temi dell'innovazione, della progettualità, del confronto e il commercio. Il commercio fa parte della cultura dell'uomo in un'accezione ampia, perché la cultura non è solo esercizio delle arti, questa sarebbe una visione molto ristretta. Il Salone del Mobile, con questa sua complessità, è in una costante rigenerazione, perché continuamente è alla ricerca di un rinnovamento del materiale, progettuale, dello stile, degli stili di vita. Ѐ evidente che diventa necessario quindi inserirsi in questa dinamica. Nell'Esposizione Universale la diversità sta anche nella dimensione, perché è partecipata da tutti i Paesi del mondo, è un progetto che dura anni con un arco di sei mesi di sviluppo. Bisogna tenere conto che questo tipo di esposizione è di fatto la messa in scena del mondo con un tema, e questo va a influenzare e a cambiare certe regole. Pensiamo a cosa è stata all'interno del mondo cinese l'Esposizione Universale del 2010, dove la maggior parte dei visitatori è stata cinese: per i cinesi è stato conoscere il mondo. Per gli italiani l'Esposizione Universale dedicata al cibo ha messo alla ribalta uno dei grandissimi temi del mondo, l'alimentazione, che all'interno della cultura italiana è un tema fondante. Quando queste manifestazioni vengono a mancare, manca il punto di confronto tra le persone.


"L'emozione scuote l'animo e lo muove in modo tale che sia più ricettivo rispetto al messaggio che gli stiamo dando: quando una persona si emoziona i sensi si allargano e il corpo, la mente, l'anima, lo spirito percepiscono le cose in modo molto più acceso, più vivo. Questo evidentemente va a influire poi sull'immaginario della gente, sulla memoria".

Pochi giorni fa è stato annunciato che il Salone del Mobile di Milano quest'anno si terrà regolarmente, pur con delle limitazioni. Si corre il rischio di realizzare un'edizione meno brillante delle precedenti oppure si tratta di un importante simbolo di ripresa a prescindere dai risultati che si conseguiranno?


I risultati sono il senso stesso di una manifestazione, i risultati sono la manifestazione stessa. Il Salone del Mobile non è un evento che coinvolge solamente gli addetti ai lavori. Certamente le grandi aziende incontrano i buyer, presentano le loro novità, i loro sforzi, le loro nuove progettualità, ma per la città di Milano è anche la manifestazione culturale più importante. Indire un Salone del Mobile oggi, a settembre, in forma ridotta, anzi in forma diversa, è fondamentale perché il Salone come lo abbiamo sempre inteso lo rivedremo nel 2022.


L'Italia parteciperà con il suo padiglione all'Esposizione Universale di Dubai, che, dopo il rinvio, si terrà dal 1° ottobre 2021 al 31 maggio 2022. Ci può anticipare come sarà strutturato il padiglione italiano e quali saranno gli elementi fondamentali che lo caratterizzeranno?


Il tema dell'Expo di Dubai è "Connecting Minds, Creating the Future", connettere le menti: è chiaro che questo tema fa riferimento a tutti i mezzi per mettere assieme gli uomini, per creare business, comunità, eccetera, per cui le infrastrutture possono essere materiali, come strade, ponti e linee aree, oppure digitali. Tutto all'insegna di una visione del mondo assolutamente sostenibile. Ѐ chiaro che per mettere insieme gli uomini e per la cultura che segna e caratterizza il nostro Paese a mio avviso non bastano solamente gli strumenti: gli strumenti sono utilissimi ma bisogna avere dei valori condivisi. Gli uomini si mettono assieme quando hanno valori condivisi. L'interpretazione che ho dato a questo tema è che la bellezza unisce le persone, la bellezza intesa come straordinario valore per mettere assieme gli uomini. Ѐ chiaro che non faccio riferimento a una bellezza puramente estetica, ma è in realtà il senso della bellezza che ci giunge dal mondo classico e che poi è stato ripreso e interpretato all'interno dell'Umanesimo, del Rinascimento, fino al Barocco: l'armonia del bello, del buono, del vero e del giusto. Questo si intendeva quando si univa la parola "kalòs" con la parola "agathòs", "bello" e "buono", dove il buono è inteso come vero e giusto.

Già questo dà il taglio a tutto il percorso espositivo, che punta all'emozionalità, che attraverso delle installazioni racconta l'Italia, i territori italiani. Abbiamo chiamato un grande narratore per certi capitoli di questo racconto, Gabriele Salvatores, al quale è stato affidato il racconto dei territori. Territori che saranno ripresi con una tecnica altamente innovativa: i droni riprenderanno a trecentosessanta gradi e ad altezza uomo, per cui il visitatore sarà avvolto, sarà dentro i nostri territori. La stessa cosa, in modo diverso, con un linguaggio tradizionale a due dimensioni, sarà il racconto che sempre Salvatores farà del "saper fare" italiano, quindici minuti che mettono assieme donne e uomini che dalla scienza alle arti, agli artigianati dimostrano il genio italiano. Ampio spazio è dato al tema della ricerca e dell'innovazione, all'interno delle aree, delle acque e dello spazio, dove l'Italia ha veramente dei primati da raccontare. Sarà straordinario poter ammirare e vedere il giardino e l'orto che realizzeremo, perché il padiglione in quella zona non sarà climatizzato e per cui sarà anche un esperimento di ambientazione.

Do una grande attenzione all'installazione centrale dedicata alla memoria, volutamente, perché dare spazio alla memoria vuole ribadire che senza la memoria non esiste né scienza né arte, per cui se vogliamo immaginare il futuro dobbiamo assolutamente "ri-pensare" il nostro passato e creare memoria. Memoria, Mnemosine, era la madre delle Muse: essendo figlia della terra e del cielo è il vero racconto della vita. E allora io ho ideato un'installazione dove, al centro di questo teatro della memoria, ho collocato il gemello digitale del David, che testimonia di tutto questo.


"L'interpretazione che ho dato a questo tema è che la bellezza unisce le persone, la bellezza intesa come straordinario valore per mettere assieme gli uomini".

A livello internazionale il nostro Paese raccoglie sempre un grande consenso sia per le sue straordinarie bellezze architettoniche e naturali sia per l'arte, la cultura e le eccellenze della creatività che lo rendono unico nel mondo. Cosa significa, secondo lei, l'Italia nell'immaginario collettivo, in modo particolare il nostro stile di vivere?


L'hai detto, in realtà quello che piace moltissimo è il risultato di tutto questo patrimonio. L'italiano è nutrito dalla storia che ha dietro, dalle bellezze che ha attorno. Non intendo solo il paesaggio, il patrimonio artistico, musicale, culturale, intendo proprio innanzitutto la diversità che li caratterizza, perché ogni territorio italiano è diverso dall'altro. L'italiano ha acquisito veramente uno stile di vita, un "vivere all'italiana", e a mio avviso questo è il vero fascino che seduce, incanta. All’interno di questo "vivere all’italiana" c’è il modo di mangiare, la qualità del cibo italiano, la qualità dell'ospitalità, lo stile della moda, nelle macchine, nell'arredo, tutto questo grandissimo patrimonio.


Per concludere, come pensa che cambieranno i "grandi eventi" dopo l'esperienza di questa pandemia?


Abbiamo assistito tutti all'esercizio, soprattutto negli ambiti museali, delle visite virtuali. Onestamente queste visite virtuali altro non sono che documentari all'interno del museo: il racconto delle opere fatto quando si è impossibilitati a entrare nel museo e per promuovere il museo stesso. Diciamo che c'è stata una grande corsa a dotarsi di questi mezzi, perché in molti casi i musei non li avevano. Sicuramente si perfezioneranno tutti questi linguaggi, queste grandi opportunità, usando le tecnologie del digitale, ma la voglia di essere presenti, di avere l'esperienza diretta rimane ineludibile. La spinta data dalla pandemia a dotarsi di strumenti di comunicazione sarà sempre più evoluta, ma altrettanto il desiderio di essere presenti di persona.


L'intervista è stata rilasciata da Davide Rampello a Vittorio Schieroni martedì 18 maggio 2021 presso la sede dello spazio MADE4ART di Milano, in Via Ciovasso 17 a Brera.