Palazzo Reale, cuore culturale di Milano: Domenico Piraina

MILANO. Vittorio Schieroni intervista Domenico Piraina, Direttore di Palazzo Reale e dei musei scientifici milanesi (Museo di Storia Naturale, Planetario e Acquario), del Padiglione d'Arte Contemporanea e di Palazzo della Ragione. È responsabile di tutte le iniziative espositive del Comune di Milano. Protagonisti della conversazione sono naturalmente Palazzo Reale e la sua storia, una realtà istituzionale che ha raggiunto i vertici nel panorama culturale internazionale per qualità della proposta e per i risultati raggiunti in termini di visitatori e a livello scientifico.



Intervista di Vittorio Schieroni

Direttore ARTSTART


Vittorio Schieroni: Palazzo Reale è la sede espositiva più importante e prestigiosa di Milano, un complesso da sempre al centro della vita cittadina, con un ruolo che si è modificato nel corso del tempo insieme ai cambiamenti che hanno interessato la stessa Milano. Quando e come è stato designato ad essere un luogo della cultura?


Domenico Piraina: Palazzo Reale ha due storie che si intersecano continuamente: quella del complesso architettonico che ha ormai 900 anni e quella di polo culturale ed espositivo che ne ha ormai 70 e che sostanzialmente cominciò nel 1951 con la grande mostra sul Caravaggio e i caravaggeschi curata da Roberto Longhi.

Come edificio, è stato sempre fino agli inizi del Novecento, al centro delle dinamiche politiche e istituzionali che hanno interessato la nostra Città. È stato sempre sede dei poteri pubblici che si sono avvicendati nel governo della Città: dai Visconti agli Sforza, dai governatori spagnoli a quelli austriaci, a quelli napoleonici e infine ai Savoia. Parte delle nostre risorse sono destinate ad effettuare studi e ricerche per capire meglio il passato e ricostruire in maniera documentale la ormai quasi millenaria storia del Palazzo.

Come polo culturale è diventata una Istituzione con un ruolo e una reputazione riconosciuti a livello internazionale. Palazzo Reale è in continuo rapporto con migliaia di Musei di tutto il mondo e quindi si pone al centro di una fitta e consolidata rete di rapporti nazionali e internazionali, e questo continuo confronto ci ha permesso di adottare elevati standard di qualità, sia a livello scientifico che a livello manageriale. A partire dal 2000 sono arrivati a conclusione rilevanti interventi di restauro e di ristrutturazione che hanno consentito la piena fruizione di tutti gli spazi, severamente danneggiati nel corso del secondo conflitto mondiale e questo ci ha permesso di realizzare contemporaneamente più mostre, fatto che rappresenta uno dei tratti distintivi della programmazione culturale di Palazzo Reale. Accanto ad una logica che aveva come suo orizzonte il singolo progetto espositivo, se ne è andata affermando un'altra che ha un orizzonte più vasto perché è interessata al programma, cioè ad un insieme coordinato, strategico di progetti culturali. Questa visione consente, pur mantenendo alta la qualità dei singoli progetti, di allargare notevolmente l'offerta culturale, che ora è variegata, diversificata e rappresentativa di gusti, preferenze, inclinazioni, desideri e interessi di pubblici diversi.


Lei guida Palazzo Reale dal 1994. Quali sono state le esposizioni che ricorda con più entusiasmo e soddisfazione?


Ne abbiamo realizzate tantissime e molte di esse sono diventate dei punti di riferimento obbligati negli studi storico-artistici. Dovrei fare un elenco vastissimo e rischierei di dimenticarne qualcuna. Provo quindi ad elencarne qualcuna di arte antica come Leonardo da Vinci, Giotto, Caravaggio, Antonello da Messina, Rubens, Georges de La Tour, Neoclassicismo, Canova, Arcimboldo, Artemisia Gentileschi, Luini, Ingres, Dürer; qualcuna di arte moderna come Dalì, Cézanne, Picasso, Pollock, Rodin, Warhol, Kandinsky, Klimt, Schiele, Chagall, Segantini, Van Gogh, Boccioni, il Futurismo, De Chirico, Carrà, Esher, Hokusai, Manet, Monet, Toulouse-Lautrec; di arte contemporanea come Keith Haring, Rotella, Mimmo Paladino, Transavanguardia, Fabio Mauri, Piero Manzoni, Amos Gitai, Isgrò, Vanessa Beecroft, Agnetti, Alik Cavaliere, Bonalumi, Pomodoro, Nanda Vigo, Ugo Nespolo, Emilio Vedova. Ma si tratta di un elenco certo non esaustivo. Per molte di esse, abbiamo offerto chiavi di lettura diverse che hanno contribuito a gettare nuova luce e inedite interpretazioni su moltissimi artisti e di questo ne sono fiero.


Qual è stato il suo percorso all'interno di questa Istituzione?


Sono entrato nell'organico del Comune di Milano attraverso un concorso pubblico e poi, sempre attraverso pubblici concorsi, ho acquisito la qualifica dirigenziale e quindi sono diventato direttore. Nel corso degli anni mi sono state attribuite responsabilità crescenti ed ora dirigo una intera area della Cultura denominata "polo mostre e musei scientifici": in sostanza, dirigo Palazzo Reale, Padiglione d'Arte Contemporanea, il Museo di Storia Naturale, l'Acquario, il Palazzo della Ragione e mi occupo di alcuni progetti speciali come MuseoCity, Art Week, la mostra natalizia a Palazzo Marino. Tantissimo dunque ma con il lavoro, la passione e la dedizione cerco di presidiare il tutto.


Grandi Maestri, ma anche progetti d'arte contemporanea. Per un artista esporre a Palazzo Reale è un traguardo e un importante momento per storicizzare la propria produzione. Come sceglie le mostre da inserire in calendario?


Abbiamo delle linee espositive ben precise: i grandi maestri dell'arte, movimenti artistici, fotografia, arte contemporanea. Con riguardo a quest'ultima, abbiamo stabilito una forte sinergia tra Palazzo Reale e il PAC per la quale il PAC si occupa dei linguaggi artistici più specificatamente "contemporanei" mentre Palazzo Reale punta sugli artisti contemporanei più "storicizzati" e l'elenco di mostre che ho citato prima lo dimostra plasticamente.


Il sistema museale di Milano include altre pregevoli sedi espositive. Quali sono e a cosa sono dedicate?


La nostra Città è fortemente strutturata dal punto di vista museale; ci sono moltissime eccellenze che danno un contributo significativo al consolidamento della reputazione internazionale della nostra Città anche sotto il profilo culturale e alla crescita del patrimonio cognitivo dei nostri concittadini. Peraltro, sempre più turisti italiani e stranieri scelgono la nostra Città proprio in ragione della grande offerta culturale che è in grado di presentare. Abbiamo tantissimi musei di diversa storia ed appartenenza: civici, statali, ecclesiastici, privati e tutti contribuiscono a creare un'offerta straordinaria, ciascuno con le sue particolarità. È una vera e propria sinfonia, tante voci diverse, polifoniche ma che poi alla fine creano una musica dotata di grande armonia.


Ci può anticipare quali iniziative sono in programma per il prossimo futuro?


Il programma del prossimo anno, che speriamo non sia eccessivamente condizionato dagli imprevedibili sviluppi della situazione pandemica tuttora in atto, è già noto, e cito solo alcuni dei progetti che presenteremo: la primavera sarà caratterizzata da una mostra frutto di una bella collaborazione museale con il Kunsthistorisches di Vienna, sulla rappresentazione della donna nella pittura veneta del Cinquecento e qui vedremo capolavori di Tiziano, Giorgione, Veronese, Tintoretto e molti altri e da una mostra di un artista spagnolo, pochissimo conosciuto in Italia come Joaquín Sorolla, cui due anni fa la National Gallery di Londra ha dedicato una mostra con un successo incredibile. Dedicheremo una mostra ad uno dei nostri fotografi più noti e internazionalmente apprezzati come Ferdinando Scianna, una antologica di Grazia Varisco nell'ambito della linea dei "Grandi Maestri a Milano"; poi in autunno avremo una strepitosa antologica dedicata a Max Ernst e una mostra di ricerca, cui stiamo lavorando da parecchi anni, su Bosch e il mondo mediterraneo in cui emergerà una lettura innovativa sul periodo rinascimentale. Concluderemo con una mostra che è in linea con le ricerche e gli studi che stiamo compiendo su Palazzo Reale e che sarà dedicata principalmente alla figura di Andrea Appiani e ai suoi rapporti con Palazzo Reale, la corte del Regno d'Italia e naturalmente Napoleone Bonaparte.


Intervista rilasciata da Domenico Piraina a Vittorio Schieroni nel dicembre 2021.